Via Pomeria tuttora è costeggiata dalle mura in parte interrotte dalla cosiddetta porta Frascati, che in realtà non è una vera e propria porta ma un varco realizzato negli anni 30. Proprio nel prato circostante le mura in via Pomeria si trova il Mazzocchio, scultura realizzata in tubolare d’acciaio, da Ben Jacober e Yannik Vu, donata alla città dall’Unione industriali pratese nel 1994 in occasione del suo 50esimo anniversario. L’opera si ispira ai disegni di Leonardo e Paolo Uccello, sullo studio della prospettiva, essa ricorda inoltre i copricapo rinascimentali maschili che possiamo ritrovare raffigurati nelle opere di Paolo Uccello, anche in quelle presenti nel Duomo nella cappella dell’Assunta, dove il pittore ha raffigurato le storie della Vergine e di santo
Questo articolo si pone lo scopo di illustrare un possibile itinerario nella nostra città alla ricerca delle opere d’arte contemporanea sullo sfondo delle vestigia medievali che la caratterizzano.
Prima tappa: le mura medievali e il Mazzocchio
Prato ha ancora gran parte delle mura medievali della seconda cerchia (circa 4500 m), costruita nel 1300 in seguito all’espansione della città, la seconda cerchia inglobava la chiesa di San Domenico, via San Vincenzo e piazza Mercatale. La prima cerchia aveva 8 porte, le quali venivano edificate per prime e collegate con mura di blocchi squadrati di pietra alberese, oggi esistono ancora tre di quelle porte: porta Mercatale, porta Santa Trinita, porta Pistoiese. Dopo il famigerato sacco di Prato del 1512, messo in atto dagli Spagnoli come monito alla città di Firenze che aveva cacciato i Medici, a rinforzo delle mura furono costruiti proprio dai Medici che avevano ripreso il controllo della Toscana, due bastioni, il bastione san Giusto e il bastione delle Forche.

Via Pomeria tuttora è costeggiata dalle mura in parte interrotte dalla cosiddetta porta Frascati, che in realtà non è una vera e propria porta ma un varco realizzato negli anni 30. Proprio nel prato circostante le mura in via Pomeria si trova il Mazzocchio, scultura realizzata in tubolare d’acciaio, da Ben Jacober e Yannik Vu, donata alla città dall’Unione industriali pratese nel 1994 in occasione del suo 50esimo anniversario. L’opera si ispira ai disegni di Leonardo e Paolo Uccello, sullo studio della prospettiva, essa ricorda inoltre i copricapo rinascimentali maschili che possiamo ritrovare raffigurati nelle opere di Paolo Uccello, anche in quelle presenti nel Duomo nella cappella dell’Assunta, dove il pittore ha raffigurato le storie della Vergine e di santo Stefano.
Seconda tappa: il complesso Campolmi
Esempio bellissimo di rigenerazione urbana, apprezzato nel mondo tanto da far parte dal 2012 del cosiddetto ERIH, ovvero European Route Industrial Heritage. Si tratta di un’antica cimatoria, costruita nel 1863 dalla famiglia Campolmi sui resti di un antico mulino, nel quartiere santa Chiara, ricco d’acqua, e quindi ubicazione favorevole per l’industria tessile. Qui i tessuti venivano nobilitati col finissaggio, ovvero attraverso la follatura (o anche feltratura che conferisce compattezza e resistenza al tessuto), la cimatura (taglio della peluria), la calandratura (compressione del tessuto).
Il complesso, restaurato su progetto dell’architetto Mattei del comune di Prato alla fine degli anni 90, è un chiaro esempio della cosiddetta archeologia industriale, esso ospita il museo del tessuto il più grande e ricco d’Italia, inaugurato nel 2003, e la biblioteca Lazzerini, inaugurata nel 2009 .
Nell’area antistante il complesso si trovano alcune opere d’arte contemporanea,
La bestia in bronzo su travertino, di Bassiri scultore iraniano, la cui scelta dei materiali è un classico esempio di ricerca di un equilibrio tra modernità e tradizione
All’ingresso della biblioteca si trova Waterbones climbing in transition state, realizzata in acciaio dallo scultore Cecchini nel 2018 e poco più avanti la Colonna di Golba, artista iraniano, intitolata Cultura, si tratta cioè di una pila di libri in una teca di vetro collocata in una struttura d’acciaio alta 4 metri.
Terza tappa: piazza san Marco
In piazza san Marco nel 1886 le mura della seconda cerchia e la porta Fiorentina furono in gran parte demolite per la realizzazione della ferrovia che avrebbe collegato Firenze con Prato e poggio a Caiano.
Tale ferrovia non esiste più, al suo posto una gigantesca aiuola dove nel 1974 è stata collocata la possente scultura Forma squadrata con taglio di Henry Moore. Essa è costituita da 30 blocchi di marmo bianco delle cave delle Apuane, che formano al centro un vuoto tondeggiante, attraverso il quale si sarebbe dovuta intravedere parte della città. L’opera fu prima esposta a forte Belvedere e poi nel 74 in piazza san Marco.
Quarta tappa:il Castello dell’imperatore, la chiesa santa Maria delle Carceri e la piazzetta di santa Maria in Castello
Il castello dell’imperatore fu voluto da Federico II di Svevia e realizzato sui resti di un vecchio castello tra il 1237 e il 1248 dall’architetto Lentini. E’ a pianta quadrata, in marmo bianco e verde serpentino. La porta è delimitata dai leoni di Svevia. Il castello fu collegato nel 1300 alle mura attraverso un camminamento coperto, detto Cassero, ciò fu voluto dai fiorentini che ormai avevano il controllo su Prato, per far passare non viste le truppe.



