LA PASSIONE COME LIBERTÀ DALLA MISERIA DELLA CONDIZIONE UMANA

Valeria Neri

Dieci anni fa mi sono imbattuto in una mia ex alunna, Valeria, in piazza Mercatale. L’ho rivista volentieri, era cresciuta, era diventata adulta, ma non aveva perso il suo entusiasmo, una passione che le veniva fuori da un sentimento interiore per qualcosa. Cosa? La musica, cantava. Forse aveva già cominciato negli anni della scuola ma io non ne sapevo nulla. Andai a sentirla in una sua serata alla Casa del Tè. Fui davvero sorpreso della sua energia, della sua spontaneità e della padronanza che aveva della sua voce.
Valeria aveva cominciato a cantare a 2 anni e a quell’età suonava san Martino Campanaro al pianoforte, tanto che sua madre si stupì perché nessuno glielo aveva insegnato.

Claudio: Quand’è che hai cominciato a far diventare questa passione una professione?

Valeria: “Per caso. Facevo teatro con la professoressa Wanda. Una sera uscimmo dal teatro Metastasio e sentii provenire dal Caffè al Teatro lì davanti una musica jazz. Era la prima volta che sentivo qualcuno suonare dal vivo in un locale. Certo avevo visto concerti alle feste dell’unità ma quella volta era come se qualcosa mi stesse chiamando a sé. Lasciai il gruppo teatrale e entrai nel locale ad ascoltare. Era un venerdì di gennaio. Rimasi ad ascoltare fino alla fine, pagai il mio cappuccino e tornai a casa. Avevo 25 anni e si poteva pensare che fossi ormai vecchia per tentare la carriera. Comunque tornai al Caffè al Teatro per i successivi 3 venerdì, cappuccino e jazz in silenzio. Alla fine del quarto venerdì chiesi loro se avessero bisogno di una cantante e così cominciai.
Qualche mese dopo in prima fila vidi il direttore della Scuola di musica Verdi, la scuola che avevo abbandonato a 12 anni per cause di forza maggiore.
Mi commossi nel riconoscerlo, ricordai il momento esatto quando da bambina mi disse “non importa se adesso smetti, Valeria, tu e la musica siete legate a doppio filo, prima o poi o tu ritrovi la musica o sarà lei a ritrovare te”.
É stato utile anche questo a darmi la forza per perseverare e lo fa anche oggi. La libertà ha sempre un costo da pagare, ma se sei in contatto con i tuoi desideri accetti di pagarlo e vai avanti.

Vorrei averla con noi in questa rinascita di SKEDA. Diciamo che è con noi a livello spirituale perché sta attraversando un brutto momento a livello fisico. Comunichiamo nel gruppo What’sUp. Giacomo ci ha inviato il suo fondo sul concetto di Libertà – il tema di questo primo numero.

Valeria: “Bel brano Giacomo, concordo. Credo che solo scavare dentro se stessi, conoscere limiti, paure e desideri profondi, prima di ‘armarsi’ per una qualsiasi causa fuori da noi stessi, sia l’unica strada verso un equilibrio, personale, poi familiare e di conseguenza comunitario. Impresa assai più sottile e ardua di una rivoluzione esterna è una rivoluzione interiore. Necessaria. Sempre. Della libertà, della sua salute, ti accorgi, e ne domandi e ne vorresti curare peso e misura, solo quando ti sembra che sia  stata messa in discussione, dagli eventi esterni, o addirittura da un te stesso in forme più occulte e sottili. Altrimenti la dai per scontata anche quando apparentemente per te c’è. Ma in realtà non è mai completa e definitiva, è una conquista delicata e perennemente in divenire, in progresso o in recesso. Ma mai la libertà è totale.”

Ti ho sentita libera quando ti ho sentita cantare, più libera che in qualunque altro momento.

Valeria: “La musica per me è importante. Per la maggior parte delle persone è utile come distrazione. Dalle paure, dai mancati atti di coraggio quotidiano, dai limiti che ognuno ha sviluppato e manifesta. Ma per chi ne fa, come me, costi quel che costi la propria ragione di vita, essa è lo strumento principale di manifestazione di quella libertà che non è mai totale, definitiva: libertà di essere, di comunicare, libertà di pensiero, di azione. Esser musicisti oggi in Italia significa – non sto scherzando – immolarsi per la causa della propria passione, del fuoco che brucia dentro, incessante e necessario. È una follia, il coraggio della follia, essere disposti a rinunciare al benessere o alla tranquillità economica o a ciò che i più considerano tale, è vivere nell’imprevisto e nell’ignoto costante, è una sfida, è resistenza, è essa stessa maestra di rivoluzione interiore.
Vorrei condividere con voi qualche esempio: vi invito ad ascoltare i brani appena editi di Brunori Sas e di Niccolò Fabi, cantautori contemporanei italiani. Lì c’è passione, consapevolezza, il dolore del disincanto e la tenacia della speranza, c’è resistenza, non resa, si rinasce come una fenice se si fa appello alla propria volontà. Lì c’è libertà e amore per la vita.”

Al di lá dell’amore” e “Le mani sugli occhi”: le prime che ho trovato su YouTube. Belle. Personalmente, in questo primo assaggio, mi sento più in sintonia con Brunori.

Valeria: “di Brunori, sì, prof, hai beccato il brano giusto, “Io sono l’altro” é l’ultimo singolo di Fabi. You Tube in effetti è un grande strumento di “viaggio” nella musica. Se usato con consapevolezza ci trovi di tutto. Una volta era una possibilità impensabile potevi solo accedere a ciò che passava per radio, andare dall’amico che poteva permettersi di comprare i dischi, ma eri limitato ad ascoltare ciò a cui gli altri ti facevano accedere. Adesso hai la libertà di vagare e ascoltare di tutto, é un’arma a doppio taglio, non vieni più educato all’ascolto ma devi auto-educarti. La libertà è anche una grande responsabilità per la quale non tutti sono pronti.
Due parole ancora sui miei suggerimenti: Brunori scrive cose straordinariamente attuali e schiette, sviscera le bassezze i limiti umani con sarcasmo e profondità leggera. Fabi è più intimista, più ‘romantico’ nel senso originario della parola, sarebbe stato un perfetto esponente dello sturm und drang. È un invito all’umiltà. Sono, comunque, entrambi musicisti, autori e solo dopo, interpreti del sentire proprio e del mondo. Molto molto coraggiosi.”

Claudio: Sento una certa passione

Valeria Neri: “Senza passione non sarei più in quel del mondo. L’amore e la passione hanno una potenza che l’uomo stenta a comprendere. Sono divorata dal dolore ai tendini. Da mesi non dormo. Eppure ieri sera ho suonato per un ora il basso senza quasi più sentire nulla. Eppure anche se sono stanca e dolorante, quando arriva da me un allievo, passato il momento dell’inizio, il darmi all’insegnamento, mi rigenera completamente. Il dolore sparisce come per miracolo. È semplicemente la virtù dell’anima, la passione, l’amore che mette in campo la sua potente energia superiore spazzando di colpo tutto ciò che incontra nel suo cammino di “inferiore” grado e potenza, spazza via il pensiero della mente che è inferiore, spazza via il dolore del corpo che è ancor più inferiore. Siamo fatti, io credo, di piani, di strati. La forza di quelli superiori batte quelli inferiori se e quando viene accesa, animata, manifestata.”️

Claudio: Cose complicatissime (terribili e sublimi) che accadono a noi poveri esseri umani,
quando accadono, se accadono e se sappiamo recepirle, se sappiamo accettarle, se le scegliamo e siamo in grado di reggere il peso di questa scelta libera.

Massimiliano Elidori: “Ho letto l’articolo-intervista di Valeria e avverto attraverso le sue parole una passione profonda per la musica. Mi dispiace umanamente per il suo periodo di sofferenza e spero si possa rimettere al più presto. A me ha dato molto e sta dandomi molto: la musica può essere vissuta in vari modi e da vari punti di vista, però rimane un dato che la musica per sua natura è inclusiva. Ascoltarla con un atteggiamento attivo apre a mondi sconosciuti e anche ad avventure meravigliose perché la musica è lo specchio di ciò che siamo o siamo stati nei secoli passati. Dal punto di vista dell’esecutore la conoscenza di uno strumento, l’arte nel suonarlo e poi affacciarsi al mondo dei generi musicali con le sue implicanze nello stile, fa entrare in un mondo nuovo. Comunque parlando di libertà credo che la musica sia la base fondamentale per esprimersi al meglio e, come diceva Eduardo “il teatro si fa“: la musica è un motore in continua azione che non si ferma mai. Come la vita.”

Valeria: “Sono d’accordo e aggiungo ciò che diceva Pino Daniele: ‘Un musicista non smette mai di suonare, può aver bisogno di momenti di vuoto e riflessione, di periodi di sedimentazione, ma un musicista vero non va mai in pensione‘. Ho come l’impressione che la morte ci coglierà nel pensiero di un giro armonico, di un arpeggio o di un ritmo, nel pensiero o nell’esecuzione di un suono.
Grazie, cercherò di guarire e non vedo l’ora che qualche terapia funzioni. Attendo l’agopuntura e le onde d’urto con fiducia.

 

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