Giacomo Grassi
Libertà, nozione ambigua e difficoltosa. In origine designava più un emozione che un concetto, l’emozione più bella, ciò che abbiamo di più caro e prezioso. Liber in latino vuol dire sia libero che figlio, e si lega etimologicamente col tedesco Liebe e con l’inglese love, che vogliono dire amore. Appena si tenta di definire il concetto, questo subito si scinde in due accezioni principali:
libertà come gestione di uno spazio riservato e inviolabile e libertà come partecipazione a un più vasto organismo sociale.
Le due nozioni non coincidono, anzi possono contrapporsi. Tocqueville per esempio notava che negli Usa c’era più democrazia che in Francia, ma in Francia più libertà che negli Usa dominati da una pubblica opinione più conformista, per cui chi volesse vivere una vita trasgressiva lo poteva fare a Parigi meglio che a Boston.
Ad Atene avevano tentato di coniugare le due diverse istanze:
Da una parte il popolo poteva decidere quello che voleva senza limiti, dall’altra vigeva il principio che qualunque comportamento era lecito tra individui consenzienti.
Il tutto determinò tuttavia una effervescenza esplosiva che fece presto inceppare la democrazia ateniese.
Nel medioevo alla libertà in generale si preferiscono le libertà particolari dei diversi ordini, preziosissime per determinare quell’orgoglio identitario e quella sicurezza dei propri diritti culminante nello slogan “in casa mia se io non voglio può entrare il vento e la polvere ma non può entrare il re”, su cui si fonderà tutta la civiltà occidentale.
Tuttavia proprio queste libertà particolari verranno poi contestate come ingiuste discriminanti da una nuova tendenza vincente che rivendicherà un visione di libertà più astratta, egualitaria e omologante.
Se ora tentiamo di definire la libertà in modo meno giuridico e più sostanziale, le difficoltà si moltiplicano.
Vera libertà dovrebbe significare libertà dal bisogno, dalla paura e dall’ignoranza: un uomo troppo povero infatti non può essere libero, specialmente se ha davanti un uomo troppo ricco, ma se accettassimo alla lettera la teoria di Aristotele secondo cui le disuguaglianze sociali troppo accentuate rendono impossibile la libertà, dovremmo definire non libera l’intera civiltà occidentale.
La libertà dalla paura è ancora più difficile da districare, perché l’essere umano ha un bisogno primario di sicurezza e insieme forma il suo carattere attraverso le sfide, che sono tutte forme o varianti di minacce.
Ma il culmine dell’incertezza si ha nel voler definire la libertà dall’ignoranza, che richiederebbe una preliminare definizione della verità del tutto impossibile nei fatti. Certo, sarebbe desiderabile una legislazione che punisce la notizia oggettivamente falsa, la fake new. Ma questa è solo una piccola parte del problema perché ogni informazione, anche la più deontologicamente onesta, di necessità, seleziona e interpreta, ed è quindi potenzialmente manipolativa. Ognuno viene in qualche modo condizionato e chi accusa i grandi media di costituire nell’insieme un unico grande complotto può essere deriso ma mai completamente smentito.
Dopodiché il discorso potrebbe diventare apertamente filosofico. Nessuno è realmente libero, osservava Diderot, perché è comunque condizionato e manipolato da tutte le sue esperienze precedenti che fatalmente lo determinano, pensiero che il filosofo trovava soffocante e deprimente, e tuttavia, alla fine, più rassicurante dell’opposta astratta istanza di una libertà decondizionata che finirebbe col rivelarsi sradicata e pazzoide.
“Il godimento di una libertà che agisce senza motivazioni pregresse, osserva, sarebbe il carattere di un vero maniaco”, un passo ancora e arriviamo all’atto gratuito di Gide, al paradosso vertiginoso di un uomo che ne uccide un altro senza nessun motivo, solo per dimostrare a se stesso di essere del tutto libero nelle proprie azioni.
Arrestandosi di fronte ad abissi di questi genere, forse ciascuno dovrebbe piuttosto tornare alla libertà nel senso originario, l’emozione di ciò che ci è più caro e prezioso e fa veramente vibrare il cuore, e coltivarlo a beneficio di sé stesso e degli altri.