NOTE SULLA REDAZIONE DEL 5 NOVEMBRE 2016

Informazioni iniziali:

Necessità di definire l’appartenenza della rivista al suo editore Proteo, da discutere in settimana.

All’inizio della serata sono state distribuite copie della bozza del primo numero della rivista: su quella base è stato chiesto di ragionare e di fare proposte (o no) di menabò.

Da inserire in questo compito anche la possibilità di una sponsorizzazione da parte della ditta Durgoni su una campagna per la sostenibilità ambientale. Da discutere lo spazio sul cartaceo e il tipo di sponsorizzazione richiesta.

Impostazione generale:

fare una rivista vuol dire mettere in piedi un gruppo redazionale per costruire un prodotto rivolto all’esterno. Il gruppo redazionale è quindi fondamentale. Fondamentale il metodo di discussione e la capacità di farsi cervello collettivo, non nell’omogeneità ma nella diversità. Occorre quindi saper discutere, sapersi regolare, saper osare e individuare gli spazi di apertura nei quali il pensiero possa inserirsi ed essere produttivo.

A questo proposito il taglio da dare ai titoli diventa importante: essi non devono limitarsi alla provocazione fine a se stessa, o all’efficacia di sintesi rispetto all’articolo, ma devono individuare un’apertura, anche contrastiva, che possa stimolare un dialogo.

Su questa base abbiamo cominciato a discutere nel gruppo alcuni degli articoli arrivati alla ricerca di tale apertura. Ognuno potrà poi suggerire un titolo che ritiene appropriato. La discussione può avvenire sul blog che integrerà il sito proprio perché il blog permette i commenti immediati (https://uccidus.wordpress.com/).

Abbiamo cominciato con l’articolo di Ignazio.
Articolo denso e complesso, distingue la percezione della realtà dall’immagine dell’ARTISTA. L’immagine dell’artista crea una distanza rispetto alla realtà e rappresenta la sua libertà. Il titolo da me proposto é il seguente:

FINO A DOVE L’ARTISTA LIBERA L’IMMAGINAZIONE DALLA PERCEZIONE?

Il titolo vorrebbe aprire un varco ponendo il problema che la percezione forse resta alla base della stessa immagine in una sorta di ibridazione fra percezione dell’esteriorità e forza interiore.

L’articolo di Tamara
è un informato e ragionato percorso storico che mostra come gli artisti e, con grande evidenza, le avanguardie storiche si siano liberate e abbiano liberato la società da pregiudizi e costrizioni.
Un varco del pensiero rispetto a questa dimostrazione potrebbe esser trovato nel non discernimento fra le varie azioni delle avanguardie,, per esempio, la mia personale opinione rispetto al dadaismo e soprattutto a Duchamp è che la loro azione si sia caratterizzata essenzialmente come provocazione ma non come percorso di innovazione artistica. Per questo il titolo da me proposto era il seguente:

STORIA DELLA LIBERAZIONE DELL’ARTE DAGLI SCHEMI PRECOSTITUITI: FORSE NON E’ SEMPRE VERO

Anche l’articolo di Antonella
è molto pertinente nel precisare il rapporto tra la costituzione italiana e i diritti fondamentali dell’uomo. Un mio appunto è stato quello che nel procedere dell’argomentazione Antonella sviluppa il senso dei diritti alla dignità e autonomia dell’individuo che rappresentano i fondamenti della partecipazione e danno senso all’importanza della democrazia.
Dal mio punto di vista manca l’attenzione alle possibilità degenerative dei diritti solo individuali se non corretti da un principio unificatore e comunitario, diritto che mi sembrava di aver individuato nel diritto alla giustizia che pure Antonella ha citato inizialmente. La mia proposta:

DIGNITÀ E AUTONOMIA DELL’INDIVIDUO COME FONDAMENTI DELLA PARTECIPAZIONE: IL RUOLO DEL DIRITTO ALLA GIUSTIZIA

L’articolo di fondo di Giacomo
distingue il termine libertà, che inizialmente indicava una emozione, dal momento in cui si è cominciato a concettualizzarlo e si è scisso in due accezioni, a volte contrapposte: quella di uno spazio assolutamente ed ermeticamente personale e quello di partecipazione al più vasto organismo sociale: Tocqueville vedeva gli USA più democratici e partecipativi che non la Francia, ma anche più omologati e quindi meno liberi individualmente.
L’esasperazione della prima accezione, quella della libertà, ad Atene portò a un caos che fece inceppare la pratica della seconda accezione, quella della democrazia.
Giacomo propone di tornare al senso originario del termine libertà e seguire la ricerca della vibrazione emotiva.
Fondamentalmente opta per lasciare il senso di libertà al solo universo delle emozioni, evitando di definire il concetto che rischierebbe di arrivare ad estremi inaccettabili come quello di uccidere qualcuno per la sola ragione di affermare la propria libertà assoluta.

Ma dove può portare l’emozione non definita?
Titolo proposto:

LA LIBERTÀ DELL’INDIVIDUO NON PUÒ ESSERE ASSOLUTA: LA LIBERTÀ È EMOZIONE E L’EMOZIONE CI LEGA AGLI ALTRI

Del DIBATTITO riporto alcune note che sono riuscito a prendere.

Relativamente alla sua impostazione, Ignazio si è richiamato a Heidegger e al suo concetto di unicità dell’uomo rispetto al resto del regno animale in quanto esseri privi di istinti, gettati su questa terra senza una realtà data e nella condizione quindi di doverci progettare. Da qui l’importanza dell’immaginazione come costruzione della scommessa umana.

Sul tema dell’immaginazione ci sono stati vari interventi.

Antonella ha ribadito che non si nasce come tabula rasa e che ci sono delle cose innate, ciascuno di noi ha un ricordo relativo a qualcosa che c’è.
L’arte è espressione dell’artista, ma anche della collettività nella quale l’artista vive, e anche come rottura rispetto al passato.

Maresco ha accennato al fatto che l’arte emoziona in accordo a quello che è stato il nostro vissuto, ma anche relativamente al fatto che l’arte è progressiva nel senso che mostra ciò che prima nessuno aveva ancora immaginato.

Tamara ha opposto che l’universo è un simbolo e che attraverso un sistema di simboli si può creare tutto.

Giacomo ha fatto due osservazioni:
intanto la fantasia non si può equiparare all’immaginazione. La fantasia è un gioco ma l’immaginazione rischia di essere contrapposta alla parola realtà. Il problema è che se della immaginazione si possono dare delle concettualizzazioni, altrettanto non si può fare del termine realtà.
Dobbiamo quindi puntare sul senso della parola immaginazione. Essa è una costruzione che per affermarsi deve essere convincente, quindi essa prende sostanza dalla fede in tale costruzione.
Del resto la parola simbolo è ciò che unisce più cose e ha come suo opposto una parola assai significativa, diavolo, ciò che divide.

Deyang ha fatto un’affermazione relativamente al concetto di libertà: libertà è sapere ciò che è giusto e sbagliato.
E ha accennato a un artista cinese formatosi a Parigi e ritornato alla cultura cinese, ZhaoWuJi. Pur non avendo mai rinnegato la sua formazione parigina affermava di essere figlio di due tradizioni. Ovviamente ci sono altri rappresentanti importanti dell’arte contemporanea in Cina, ma in genere essa rappresenta ancora qualcosa di nuovo per questo grande paese.

Un’ultima affermazione di Giacomo fermata negli appunti è la seguente: c’è una antinomia fra individuo e popolo. Il popolo partecipa e incarna la democrazia, ma alcuni individui – gli eroi – possono essere superiori al popolo e diventare una fonte di superamento. Tuttavia la tensione fra le due parti non può risolversi da sola, solo il concetto di ordine cosmico può farlo. L’ordine cosmico – che possiamo associare al concetto del dharma indiano e anche al tao cinese – è un diritto sacro, governato dalla Erinni che sono preesistenti a Zeus.
Il portavoce dell’ordine sacro è il profeta, tipicamente Tiresia.

Lascia un commento