I TRANELLI DELLA MODA

Teresa Lin

Chissà quante foglie di fico Eva avrà provato prima di dire: prendo questa!” (Anonimo)

Eva era la sola donna, quindi poteva esprimere liberamente se stessa, ma che succede quando il numero delle persone cresce? Viene fuori una contraddizione: da una parte ogni persona vorrebbe esprimere se stessa, dall’altra quella stessa persona si trova all’interno di un movimento sociale che la spinge a uniformarsi a dei gusti dominanti e cangianti: si trova a seguire una moda. Tuttavia il movimento unificante della moda non nasce dal nulla e non nasce già fatto. Esso nasce dalla stessa spinta primitiva all’espressione di se stessi, nasce da pochi individui che inizialmente sono criticati. Si chiamano snob: “gli snob sono i franchi tiratori e l’avanguardia della moda. Si ride di essi da principio, ma finiscono sempre per aver ragione loro” (Francis de Miomandre). 

Il potere influente degli snob, ovvero la forza che spinge un’idea primitiva a diffondersi e ad entrare a far parte del flusso della moda, ha una chimica molto complessa a prescindere dall’estetica del modello stesso; una combinazione di status, compromesso tra arte e commerciabilità, e anche fortuna.

Lo status, o il riconoscimento da parte di un ente con status, è un punto essenziale che identifica uno stile come trend e ispira i creatori della moda a seguire il passo, perché la moda stessa richiede la diffusione dello stile e l’aggregamento di consumatori che sono spesso guidati da indicatori o marchi leader. Questi ultimi punti costringono coloro che lavorano nella moda, a volte anche gli snob stessi, a fare dei compromessi.

Chi lavora nella moda deve guardare agli snob, o al proprio istinto primitivo di espressione artistica ed emotiva, per farsi guidare, ma deve anche saper guardare al pubblico, ai consumatori finali. Infatti, la maggior parte degli stilisti di marchi conosciuti portano avanti due linee di produzione: una sperimentale, espressiva e artistica; ed un’altra più semplice e vestibile, ma sempre contraddistinta dall’individualità e creatività dello stilista.

Spesso il guadagno ricavato dal mercato commerciale della moda viene reinvestito per ricercare l’espressione individuale attraverso costumi nella fase sperimentale.

Infine, come ogni storia di successo, uno stile per diventare un trend o una moda, ha bisogno anche di tanta fortuna, in altre parole la tempistica e la modalità di presentazione possono avere dei riscontri importanti nel decidere il suo futuro.

Il contesto, cioè la massa, in cui viene presentata un’idea, deve avere gli elementi giusti per far maturare un certo trend. Effettivamente, una volta costruita la base iniziale di consumatori con una certa influenza, il fenomeno di massa comincia a moltiplicarsi esponenzialmente muovendo anche i gusti delle persone a prescindere da un proprio valore intrinseco: “a volte sono di moda cose così brutte e sgradevoli che sembra che la moda voglia dimostrare il suo potere facendoci portare quanto c’è di più detestabile” (George Simmel). 

La moda individuale è una continua lotta interna tra l’inseguimento dei trend e la differenziazione da essi, ovvero dall’uniforme, che in sé è un elemento che caratterizza anche la moda. Come detto da Christian Dior “La moda evolve sotto l’impulso di un desiderio e cambia per effetto di una ripulsa. La saturazione porta la moda a buttare alle ortiche quello che fino a poco tempo prima adorava. Poiché la sua ragione profonda è il desiderio di piacere e di attirare, la sua attrattiva non può certo venire dall’uniformità, che è la madre della noia.

Questo è il motivo per cui il mercato della moda necessita di un continuo “aggiornamento”, spesso stagionale o annuale, per soddisfare coloro che inseguono la moda e la differenziazione da essa.

Il raggiungimento della moda nel suo stato completo, in assenza dell’aggiornamento e dell’elemento della novità, avrebbe le stesse caratteristiche dell’uniforme scolastica, dove l’uomo applicherebbe ordinariamente gli stessi set di indumenti che vanno e rimarranno di moda senza bisogno di ricercare gli ultimi trend o cambiamenti.

Al livello scolastico, una divisa omologante aiuta gli studenti a concentrarsi sullo studio e a ricercare forme di espressione personale oltre a quella estetica, inoltre evita anche la divisione sociale tra studenti più benestanti da quelli meno, anche se, spesso le uniformi stesse hanno dei costi assai elevati.

Al livello di società tale uniformità non potrà mai essere raggiunta (in effetti a livello scolastico le uniformi sono imposte e non scelte volontariamente) perché andrebbe contro la natura dell’uomo. 

L’industria della moda è il frutto della psicologia e necessità sociale umana, che ha un continuo bisogno di esprimersi, e insieme anche di piacere e attirare. L’espressione isolata viene praticata dagli stilisti che creano senza l’intenzione di vendere al pubblico. Mentre il compiacimento e l’attrazione è possibile se un look è accettato e gradito dal pubblico. Perciò la moda si situa al centro di queste due spinte contrapposte: deve rinnovarsi continuamente per non arrivare all’uniformità, che “è la madre della noia.

L’uomo è parte di questo meccanismo: pensa di esprimersi genuinamente attraverso il vestiario, ma in realtà è vittima di un fenomeno sociale che attraverso pubblicità, influencers, sfilate e altro, decide ciò che va e non va di moda.

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