numero 1, gennaio 2024

L’ARTE CONTEMPORANEA, OGGI

Ignazio Fresu

Il modo di vedere il mondo e di produrre arte contemporanea oggi si differenzia sostanzialmente dalle forme artistiche del secolo scorso e la sua sempre più crescente immaterialità non concerne solo le singole opere, ma anche la stessa fruizione artistica e dunque l’aspetto psicologico della sua comprensione.

Con l’avvento di internet si sono sviluppate declinazioni tecniche artistiche quali l’arte digitale, l’arte multimediale e la Net Art che hanno posto importanti nuovi quesiti sullo statuto dell’opera d’arte.

Al contempo assistiamo attualmente a una proliferazione sempre più esponenziale della digitalizzazione dell’esperienza museale e dell’oggetto d’arte la cui recente esplosione è stata una diretta conseguenza della pandemia mondiale che ha stravolto molti aspetti di tutte le nostre interazioni.

Possiamo far risalire l’inizio di questo processo di forte de-materializzazione dell’arte a partire dalla perdita di un vero e proprio supporto materiale che segue lo sviluppo dell’arte concettuale, della performance art e della video art degli anni ’60.

Fatte queste premesse vediamo come l’arte del XXI secolo a partire da quel periodo può essere considerata come un importante spartiacque nell’epoca moderna del mondo contemporaneo ovvero il secondo dopoguerra. Questo fondamentale periodo di transizione in cui gli artisti sperimentano tecniche espressive nuove, ma sempre ispirandosi alle avanguardie storiche e continuando a utilizzare principalmente media tradizionali come la pittura e la scultura, ci aiutino a capire meglio quel momento di maggiore cesura del passato che si verifica alla fine degli anni ’60 e che coinvolge diversi ambiti sia quello culturale che sociale che politico.

La destabilizzazione sul pubblico fruitore di fronte alle nuove esperienze artistiche, prima ancora che sul piano culturale, agisce a livello psicologico, dubitando non solo della reale consistenza e valore artistico in riferimento al passato, e dunque legato al grado di preparazione culturale, bensì allo straniamento psichico che essa produce.

La prima reazione è di completa indifferenza nei confronti delle suggestioni emotive con giudizio di insensatezza dei suoi media e, attraverso un meccanismo psicologico di autodifesa, negando qualsiasi coinvolgimento. In secondo luogo convincendosi che non si tratta di arte accusando le novità di eccessivo intellettualismo o di provocazioni fini a sé stesse.

L’opera d’arte quando è contemporanea, ovvero coeva a noi, necessita di un notevole sforzo di comprensione non solo in relazione all’innovazione del linguaggio (cosa che incontrovertibilmente la fa assurgere a opera d’arte, ma che al tempo stesso è motivo di conflittualità storica col grande pubblico e i critici accademici), bensì anche di comprensione contestuale, sociologica e psicologica.

Oggi in ogni campo, da quello politico a quello messaggistico privato, la comunicazione si risolve in brevi slogan come nella propaganda politica e pubblicitaria o sui social media in post di brevi frasi e icone di smile.

Anche le canzoni più commerciali si sono ridotte a due minuti e anche meno e in tutti i campi si rinuncia a priori alla complessità ben articolata delle argomentazioni a causa di una esponenziale estesa superficialità del ricevente nel prestare attenzione.

Questo non risparmia di certo l’ambito artistico riflettendosi nel pubblico fruitore. Mi domando quanto sia corretto inseguire il pubblico nel costante abbassamento del livello di attenzione e capacità di comprensione della complessità come fanno i media, i politici e tutti coloro che vogliono persuadere abbassando sempre di più l’asticella.

torna all’indice

Lascia un commento